Utopia Distopia al museo Madre: il progresso del Sud

La mostra inaugurata dalla neodirettrice Weir parla del rapporto tra Sud e progresso

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La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee inaugura la nuova stagione del Museo Madre. Il museo d’arte contemporanea della Regione Campania riparte dopo le chiusure dovute all’emergenza sanitaria. Significativo è stato il suo contributo ospitando un Covid Vaccine Center. 

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Museo Madre: l’importanza di fare rete

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logo dalla pagina Facebook del museo

Il museo rivive anche grazie propria capacità di fare rete, di integrarsi con il tessuto campano, italiano e internazionale. Si coglie ogni possibilità di dialogo e di penetrazione nelle realtà artistiche contemporanee. In questo modo, si crea una salda rete di relazioni virtuose con artisti, collezionisti, galleristi e protagonisti dello scenario dell’arte contemporanea. A cominciare dalla nomina di un Comitato scientifico di altissimo livello internazionale.

In accordo con i vertici regionali e con il sostegno del Cda della Fondazione – composto dalla Presidente Angela Tecce, dalla Vicepresidente Maria Letizia Magaldi e da Achille Bonito Oliva – il Museo Madre propone un’offerta artistica inedita e di alto livello, puntando alla valorizzazione del suo patrimonio

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Museo Madre: buona la prima per la neodirettrice Weir

museomadre2Apripista della riapertura è “Utopia Distopia: il mito del progresso partendo dal Sud”. Si tratta della prima esposizione curata da Kathryn Weir, nominata Direttrice artistica del Madre nel 2020. La mostra sarà visitabile dal fino all’8 novembre 2021. Presenta opere di 55 artisti, italiani (di cui ben 33 campani) e internazionali. Alcuni di questi hanno lavorato nel nostro territorio alla realizzazione delle loro produzioni, approfondendo temi di stringente attualità.

Vengono infatti indagate pratiche contemporanee che hanno risposto ai massicci cambiamenti sociali dell’ultimo mezzo secolo. Tra questi urbanizzazione, industrializzazione, creazione di nuove periferie urbane, svuotamento delle campagne, lotte relative alle libertà e alle restrizioni del corpo.

L’esibizione si compone di sei sezioni: Spazio Urbano; Spazio Rurale; Spazio Periferico; Spazio Industriale; Spazio Extraterritoriale; Spazio del Corpo. Sono messe a confronto speranze utopistiche ed esperienze distopiche dell’era moderna. Particolare attenzione è data al Mezzogiorno. È rappresentato, inoltre, il sostanziale fallimento delle logiche, a volte violente, che muovono l’ideologia del progresso. Fallimento, questo, di un sistema che si è sovraccaricato e di cui abbiamo vissuto la dimostrazione durante il periodo della pandemia.

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Museo Madre: le nuove installazioni

museomadre3In occasione della mostra, sette opere entrano in collezione attraverso acquisizioni e donazioni. Con l’iconica opera di Joseph Beuys Casa Orlandi (1971) il museo celebra anche la ricorrenza del centenario della nascita dell’artista tedesco. È stata il punto di partenza del manifesto della sua mostra a Napoli del 1971, La rivoluzione siamo noi. L’immagine fu scattata nel viale d’ingresso di Villa Orlandi ad Anacapri, dove negli anni ’70 e ’80 Pasquale Trisorio e la sua famiglia ospitarono artisti e intellettuali. Nella serie Vapori (1983-1987), Antonio Biasiucci descrive drammaticamente il gesto dell’uccisione del maiale, sottraendolo alla condizione profana. I vapori creano l’atmosfera di un rito metafisico di interdipendenza e connessione spirituale tra esseri umani e non.

I collage di Tomaso Binga, alter ego artistico di Bianca Menna, La castellana (1971) e Oblò (1972), sono realizzati riciclando imballaggi di polistirolo. Oggetti immagine derivati da materiali di scarto sono usati come meccanismo di visione ed esposizione di rappresentazioni della donna ideale delle riviste di moda degli anni ’70. Il light box Tetti di case – Quartieri spagnoli, Napoli 2001 di Raffaela Mariniello è tratto dalla serie Napoli veduta immaginaria. Quest’ultima contiene ritratti di diverse aree della città e del territorio circostante, visioni forti oltre gli stereotipi delle vedute idealizzate.

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I due collage di grandi dimensioni di Ibrahim Mahama Red Rivers e The Garden of Eden (2020) sono realizzati a Napoli nell’ambito del progetto Art-Ethics in collaborazione con la Luiss Business School. Propongono su tela la riproduzione fotografica reiterata di due mappe del Ghana. Su queste l’artista ha giustapposto fotografie ritagliate di due blocchi degli stabilimenti dell’area dismessa dell’Italsider di Bagnoli. Le fotografie Flotsam Jetsam (2007), di Patty Chang e David Kelley, esaminano il rapporto tra paesaggio, identità e memoria in riferimento alla costruzione della diga delle Tre Gole in Cina. Questa ha richiesto il trasferimento di oltre un milione di persone. Ha inoltre comportato forti mutamenti dello spazio rurale, invaso da enormi infrastrutture.

In Cornucopia (1987-88), Lina Mangiacapra ha usato l’arte e la creatività in chiave femminista come forma di contrapposizione al sistema patriarcale dominante negli anni ’70. Nei suoi collage propone provocatoriamente una visione estetizzante e depauperante della donna, ridotta a icona di bellezza e immagine da copertina.

In occasione della mostra saranno presentate per la prima volta al Madre:

  •  Inventory. The Fountains of Za’atari (2018) di Margherita Moscardini. Ha vinto la I edizione del bando Italian Council 2017 – ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero della Cultura;
  • Mind the gap (2020-2021) di Paolo Puddu, progetto vincitore di Cantica21, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mic.

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