Vaccini AstraZeneca e J&J scoperta la causa delle trombosi: “C’è una soluzione”

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vaccino covid trombosi

Vaccino Covid trombosi in seguito a somministrazione di AstraZeneca e Johnson & Johnson: dalla Germania arriva la risposta. Una ricerca condotta dal team dell’università Goethe di Francoforte spiega le cause della formazione degli eventi trombotici. Il problema risiede nel legame con i vettori di adenovirus. Sospeso l’utilizzo di entrambi i farmaci per i soggetti under 60, ma per Aifa e Cts la seconda dose è sicura.

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Vaccino Covid trombosi: AstraZeneca e Johnson & Johnson al bando?

vaccino Covid trombosiNegli ultimi tempi, si è generata parecchia confusione causata dalla paura dell’insorgenza di trombosi in seguito all’inoculazione del vaccino anti-Covid. In particolare, a finire al bando sono stati i farmaci ChAdOx1 nCov-19, AstraZeneca, prodotto da Vaxzevria e COVID-19 Vaccine Johnson & Johnson della Janssen. Secondo EudraVigilance, sino al 4 aprile 2021, sono stati registrati, per Vaxzevria, circa 169 casi di trombosi dei seni venosi cerebrali e 53 delle vene splancniche – area stomaco-intestinale. Numeri che si confrontano su 34 milioni di dosi AstraZeneca somministrate nell’area europea e del Regno Unito. Solo in Italia, fino al 20 maggio, secondo Aifa, sono stati riportati 34 casi di trombosi atipiche e 18 casi associati a trombocitopenia. Il rapporto è di 0,45 casi di trombosi ogni 100.000 vaccinati, considerando l’insorgenza soltanto nella prima dose.

Per quanto concerne Janssen, invece, l’indagine è stata condotta negli Stati Uniti. In data 30 aprile, il sistema di sorveglianza Usa ha segnalato 17 casi di trombosi associati a trombocitopenia – ossia crollo delle piastrine – su 7,98 milioni di dosi somministrate nel Nord America.
Dati che hanno inizialmente allarmato la comunità scientifica. Questo, di conseguenza, ha portato al blocco delle campagne vaccinali che prevedevano l’utilizzo dei suddetti farmaci anti-Covid.

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Vaccino Covid trombosi: una soluzione per ripristinare l’efficacia dei farmaci

Vaccino Covid trombosi – Una risposta alla manifestazione di tali trombosi rarissime arriva dalla Germania. L’equipe di ricercatori guidati dal docente Rolf Marschalek, dell’università Goethe di Francoforte, avrebbe individuato una pista. Nella ricerca pubblicata in pre-print, da sottoporre ancora a revisione, gli scienziati imputano la causa all’entrata dell’adenovirus nel nucleo della cellula. Le trombosi e i correlati trombi, coaguli di sangue, sarebbero correlati a un malfunzionamento dei vettori di adenovirus. In pratica, il processo di immunizzazione ha inizio con l’ingresso dell’adenovirus nella cellula. Quest’ultimo infetta le cellule ospitanti rilasciando il Dna adenovirale nel nucleo. In seguito alla trascrizione genetica viene fornita la risposta immunizzante e la successiva produzione di anticorpi.

Il problema, secondo Marschalek e colleghi, risiede nel comportamento anomalo che investe la proteina Spike di Sars-Cov-2. Alcune parti della stessa si uniscono o dividono generando delle mutazioni, queste non riescono a legarsi alla membrana cellulare impedendone l’immunizzazione. Di qui, queste proteine mutanti fluiscono nel sangue generando dei trombi. Una persona su 100.000 può esserne investita. Tale complicazione non si manifesta nei vaccini Pfizer e Moderna. In quanto farmaci a mRNA essi forniscono il materiale genetico mediante il fluido cellulare e non entrano nel nucleo.

Tuttavia, il team di Marschalek avrebbe trovato una soluzione al problema. “Con i dati che abbiamo nelle nostre mani possiamo dire alle aziende come mutare queste sequenze, codificando per la proteina spike in un modo che prevenga reazioni di separazione non programmate.” In poche parole, modificando la sequenza della proteina Spike viene impedita la scissione. In questo modo, potranno essere corretti gli errori e rendere più sicuri i vaccini Vaxzevria e Janssen. Difatti, J&J ha già contattato l’equipe per comprendere la prassi da seguire.

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Vaccino Covid trombosi, Cts e Aifa: “la seconda dose è sicura”

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Da Berlino sono iniziate le segnalazioni, quando il Paul-Ehrilch-Insitut comunicava delle anomalie in seguito al vaccino Vaxzevria. “Un accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara – trombosi localizzata alla vena del seno cerebrale –, in connessione con una carenza di piastrine del sangue – trombocitopenia – e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino AstraZeneca.” L’Italia stessa ha indetto ulteriori ricerche sull’insorgenza dei rari eventi trombotici. Aifa ha nominato un Gruppo di esperti in patologie della coagulazione. Si tratta di un team di supporto al Cts per comprendere la natura degli eventi biologici e quali strategie seguire per minimizzare il rischio.

Dal rapporto leggiamo: “I casi di trombosi dei seni venosi cerebrali (Tsvc) e/o del distretto splancnico che sono stati osservati dopo la somministrazione di Vazxevria e del vaccino Janssen hanno mostrato come caratteristiche comuni un’insorgenza tra 5 e 21 giorni dopo la vaccinazione, la presenza concomitante di trombocitopenia di varia gravità e un andamento rapidamente progressivo, spesso con il riscontro nei giorni successivi al ricovero di trombosi in numerosi altri distretti vascolari, soprattutto venosi ma anche arteriosi.” A ciò Aifa aggiunge che “il completamento della schedula vaccinale rappresenti la strategia di contrasto alla diffusione del virus SARS-Cov-2 che garantisce il migliore livello di protezione. Nel contempo, l’attenta attività di farmacovigilanza già in atto consentirà di raccogliere dati aggiornati e stabilire l’eventuale necessità di formulare ulteriori raccomandazioni; volte ad ottimizzare, ove appropriato, il profilo beneficio/rischio nel singolo paziente“.

Resta alto il timore che in molti rifiuteranno la seconda dose di AstraZeneca per paura di un’insorgenza del rischio. Cts e Aifa ribadiscono con fiducia che la seconda dose può essere somministrata con tutta sicurezza. Completare il ciclo è essenziale, afferma maggiormente il Cts. Soprattutto in relazione alla presenza della variante Delta e indiana. Tuttavia si riserva il diritto, per ogni paziente, di rifiutare l’inoculazione Vaxzevria; ricordiamo però anche che Ema afferma la tutela garantita per soggetti over 18.

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