A causa dell’influenza aviaria, gli Stati Uniti affrontano una carenza di uova con prezzi alle stelle. L’ambasciatore USA si rivolge al Veneto per un aiuto in vista delle festività pasquali.
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La crisi delle uova negli Stati Uniti
Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti stanno vivendo una significativa crisi nel settore delle uova, con prezzi che hanno raggiunto quasi 8 dollari per una dozzina. Questa situazione è attribuibile principalmente all’epidemia di influenza aviaria, che ha drasticamente ridotto la produzione nazionale. Con l’avvicinarsi delle festività pasquali, periodo in cui la domanda di uova aumenta notevolmente, le autorità americane stanno cercando soluzioni rapide per colmare il deficit e stabilizzare il mercato interno.
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L’appello dell’ambasciatore USA al Veneto

In risposta alla crisi, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia ha rivolto un appello alla regione Veneto, nota per la sua robusta produzione avicola, chiedendo supporto per soddisfare la crescente domanda di uova negli USA. Il Veneto, insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, rappresenta una delle principali aree produttive italiane nel settore avicolo.Gian Luca Bagnara, presidente nazionale di Assoavi e del gruppo di lavoro uova e pollame del Copa-Cogeca a Bruxelles, ha dichiarato: “A fronte di perdite per aviaria che superano di tre volte la produzione italiana, abbiamo risposto che avremmo avviato un monitoraggio per vedere se è possibile dare una mano, garantendo gli impegni presi con il nostro mercato”.
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Le sfide per il settore avicolo italiano
Nonostante la volontà di aiutare, il settore avicolo italiano sta affrontando le proprie difficoltà. Dall’autunno scorso, l’Italia ha dovuto abbattere circa 4 milioni di galline ovaiole su un totale di 41 milioni a causa dell’influenza aviaria, con una perdita stimata di 1,4 miliardi di uova su un totale di 14 miliardi. Michele Barbetta, presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto, ha sottolineato: “Sono arrivate molte richieste agli imprenditori agricoli veneti, da Verona a Padova, ma pure noi siamo al limite con la produzione e non possiamo garantire un approvvigionamento”.
































