Video porno falsi col volto di Giorgia Meloni. La Premier viene chiamata a testimoniare: richiesti 100mila euro

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Video porno Meloni
Foto dal profilo Instagram ufficiale di Giorgia Meloni

Video porno Meloni – Le immagini deepfake, rimaste online per alcuni mesi, porteranno la premier a testimoniare come parte offesa. L’udienza, che si svolgerà davanti alla giudice Monia Adami del tribunale di Sassari, è stata fissata per il 2 luglio alle 13. Il processo per diffamazione è stato imputato a carico di due uomini, padre e figlio, rispettivamente di 73 e di 40 anni. I filmati pornografici sono stati pubblicati su un sito statunitense e denunciati dalla stessa premier prima della sua carica.

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Video porno Meloni, processo per diffamazione a carico di due uomini: udienza fissata per il 2 luglio

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Dal profilo Facebook di Giorgia Meloni

Video porno Meloni – Poco prima del suo mandato come Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni ha denunciato alcuni video scoperti dai suoi collaboratori. Nello specifico, si tratta di video pornografici deepfake che ritraggono la premier. Sono stati pubblicati su un sito statunitense da due uomini, padre e figlio, di 73 e 40 anni. È stata la stessa Giorgia Meloni a denunciarli e ad avviare delle indagini tramite la Polizia Postale.

I video immessi in rete, e rimasti anche per alcuni mesi dopo la denuncia, hanno accumulato milioni di visualizzazioni in tutto il mondo.

L’udienza è stata fissata per il 2 luglio, davanti alla giudice Monia Adami, al tribunale di Sassari. Entrambi gli imputati saranno giudicati con due riti diversi. Maurizio Serra, avvocato del 73enne, ha richiesto la messa alla prova, su cui il giudice Paolo Bulla deciderà il prossimo 25 marzo. Il figlio 40enne, invece, sta affrontando un rito ordinario con dibattimento davanti alla Adami.

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Video porno Meloni, risarcimento pari a 100mila euro: “Cifra simbolica a tutela delle vittime”

Video porno MeloniVideo porno Meloni – La premier ha già reso noto di aver chiesto un risarcimento danni pari a 100mila euro. Saranno devoluti in beneficenza alle donne vittima di violenza.

La richiesta vuole essere un messaggio rivolto a tutte le donne vittime di questo genere di soprusi a non avere paura di denunciare. La cifra è simbolica e vuole contribuire alla tutela delle vittime. Donne che, spesso inconsapevolmente, sono l‘obiettivo di questo genere di reati “. Così ha affermato Maria Giulia Marongiu, avvocata di parte civile.

In quanto all’udienza fissata per il 2 luglio alle 13, davanti alla giudice Monia Adami, al tribunale di Sassari, la testimonianza della Presidente del Consiglio si è resa altamente necessaria.

Il messaggio che la premier ha intenzione di lanciare è quello di non avere paura di denunciare. Molte donne, infatti, sono spesso vittime inconsapevoli di questa tipologia di abusi in rete. Foto e video che dovrebbero rimanere privati vengono condivisi attraverso chat e social. O, come nel caso della Meloni, i volti vengono ritoccati e ci si ritrova davanti ad un uso improprio e illegale delle immagini altrui.