Omicidio Walter Tobagi: ucciderne uno per educarne cento

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walter tobagi
Foto da Telecaprinews.it

“Ucciderne uno per educarne cento”, motto e destino di Walter Tobagi. Fu assassinato a Milano in via Salaino, alle ore 11 del 28 maggio 1980, con cinque colpi di pistola esplosi da un “commando” di terroristi di sinistra facenti capo alla Brigata XXVIII marzo.

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Walter Tobagi un giornalista per la libertà

walter tobagiDue terroristi della neonata Brigata XXVIII Marzo, Marco Barbone e Mario Marano, uccisero il giornalista con cinque colpi di pistola. Poi Barbone gli sparò un inutile colpo di grazia dietro l’orecchio sinistro. Non era stato il primo giornalista a perdere la vita in quegli anni. Nel 1977 era stato ucciso Carlo Casalegno dalle brigate rosse. Poi le Brigate XXVIII Marzo attentarono prima alla vita di Guido Passalacqua, senza riuscire ad ucciderlo (ma comunque gambizzandolo), poi puntarono a Tobagi.

Walter Tobagi era un uomo libero, democratico e  riformatore. Ha insegnato tantissimo e non solo dal punto di vista giornalistico. Ha offerto un metodo di professione giornalistica basato sul capire, analizzare e raccontare i fatti. Ha insegnato a difendere i diritti dei colleghi, battendosi in prima linea con i sindacati. Furono la professionalità e il coraggio di difendere questi valori che lo fecero diventare bersaglio della violenza terrorista degli anni ’70-80.

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Un assassinio misterioso

walter tobagiLa spiegazione dell’omicidio risultò raccapricciante. La XXVIII Marzo era decisa a unirsi alle Brigate rosse, ma per farlo aveva bisogno di commettere un omicidio.
Bettino Craxi cominciò una guerra contro procura di Milano. Il leader socialista sospettava che i mandanti dell’assassinio fossero rimasti ignoti perchè facenti parte del quotidiano dove praticava Walter. Tobagi era di sinistra e socialista ma anti Pci, i litigi frequenti ed esplosivi tra il giornalista e altri esponenti fecero insospettire Craxi.

Ciò che diede una sorta di conferma a Craxi, fu il volantino di rivendicazione distribuito dai militanti delle brigate. Dalle analisi uscì fuori che solo l’ultima parte del documento era stata scritta dai ragazzi della XXVIII Marzo. Il volantino sembrava seguire le regole delle redazioni, molto simili a quelle del Corriere, con sei spazi bianchi per indicare ai tipografi la necessità di andare a capo. L’approfondimento del Psi rivelò che un infiltrato aveva già preannunciato un attentato contro Walter Tobagi nel ’79.

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