Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco

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Diego De Silva a Pomigliano d’Arco: la voce di un “seguace” delle peripezie sociali dell’Avvocato Vincenzo Malinconico, omaggia l’autore alla presentazione del bellissimo “libellum” di critica della società delle apparenze: “Superficie”. Ed è subito sold out. Leggi anche l’articolo: Michele Vaccari alla Libreria Wojtek

Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco

Grande successo nella “tana dell’orso” il 9 Novembre scorso. Ancora una volta il “papà” di Vincenzo Malinconico non ha deluso il suo pubblico. Superficie è un libro per chi sa andare oltre le parole su carta e immaginare gli effetti devastanti dei luoghi comuni, che in maniera più o meno profonda, sono la causa per cui noi tutti, abitanti della società delle apparenze, preferiamo “restare a galla” piuttosto che scavare i significati più profondi di quello che ci accade attorno.

Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco. Caro Diego ti scrivo…La “lettera”- intervento di un fan sfegatato. La capacità di moderare una presentazione  con una recensione fuori dagli schemi.

“E niente Diego, ancora una volta mi hai stupito e mi hai fatto un regalo bellissimo: si, mi riferisco all’opportunità di riflettere. Di istinto, letto Superficie in maniera superficiale, non mi aveva entusiasmato. Per niente. Però, ho pensato tra me e me: De Silva non mi ha mai deluso, deve esserci qualcosa che non ho percepito. E così è stato, caro Diego. Superficie è un libro molto interessante e secondo me per pochi. Mi spiego meglio: è un libro per buoni ascoltatori e per quelli che si sentono – in questa strana società – un po’ (lasciami passare il termine) “disadattati” oppure, per dirla alla Fabio Volo, (“oh cazzo, però è proprio bravo Fabio Volo”) che cercano un loro posto nel mondo. Io, in primis, alcune volte, mi sento come una versione moderna dell’inetto pirandelliano. E poi, sai cosa Diego? “Trovo ci siano delle tracce di Leopardi in me”, e non è facile in questa società che vive in Superficie , essere portatore sano di “pessimismo” e nostalgia (povero Giacomino mio, non lo capiva nessuno)”.

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Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco. Forte coinvolgimento empatico tra i moderatori – Giuseppe De Falco e Feliciano Pipola – e l’autore.

“Ad ogni modo, caro Diego, bello il tuo ultimo lavoro. È un libro che non richiede una lettura impegnativa ma che ti impegna la mente ad ogni rigo. Non ci sono protagonisti. E sai la cosa bella qual è? Che il vero protagonista è il lettore. Ti racconto un aneddoto carino.”

Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco. L’ideatore della tana dell’orso, Ciro Marino, accoglie gli ospiti, ci dialoga e ci stringe rapporti di amicizia e stima. È questa la sua forza.

“Poco tempo fa ho fatto una riflessione e l’ho confessata ad un Amico libraio tramite whatsapp: della serie puoi tirartela quanto vuoi che per te la tecnologia non è importante e tutte quelle chiacchiere sulla vita reale eccetera, ma se non ti squilla il cellulare per più di un’ora comincia a  chiederti cosa c’è che non va in te (maledetto Zuckemberg che ci ha imprigionati in uno schermo). Dai, basta divagare; la discussione era, o meglio si stava discutendo di due libri che il mio Libraio di Fiducia mi aveva consigliato: uno mi aveva convinto alla presentazione, l’altro mi aveva scelto. Ed io avevo scelto lui. Ad un tratto ho vomitato una frase ad effetto e mi sono sentito “figo” (cazzo, so dire queste cose? Non me lo aspettavo)… i Libri sono come finestre e il panorama cambia ogni volta in base a chi vi si affaccia

Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco. La forte carica sociale di Superficie. La bravura di affrontare un tema serio con il giusto tocco di ironia e sfacciataggine.

Superficie è una piccolissima finestra, ma se si affaccia la persona giusta – che a mio modestissimo parere deve essere sensibile ai temi della vita, odiare (è un parolone) la superficialità, e fuggire (aggiungerei a gambe levate) dal bigottismo che solo i luoghi comuni sanno eccellentemente generare: scoppia un caso politico? Tutti politici. Programmi di cucina? Tutti cuochi. Programmi di moda? Milioni di clonazioni viventi malriuscite di Gucci e Valentino affollano la Piazza – virtuale – più grande al mondo. Accade una tragedia? Parte con spaventosa puntualità il core unanime di quelli che…mi dispiace, era una cara persona! Ma se l’è andata a cercare (ma pe piacer)”. Superficie

Libreria Wojtek: Diego De Silva a Pomigliano d’Arco. L’approccio giusto alla lettura di Superficie

“Se vi si affaccia un essere Umano , stanco della società superficiale in cui è costretto a vivere, dalla piccolissima finestra, scorgerà non un panorama, ma il mondo intero che rifiuta la parte di iceberg sommerso. La vita vera. Quella che sta sotto la Superficie”.

Viviamo in un’epoca in cui puoi telefonare andando a spasso , sapere qualsiasi cosa in qualsiasi momento sfiorando un tasto e avere un’erezione con una pillolina, ed hai il coraggio di dire che era meglio prima?

“Si caro amico cretino di mio zio, il coraggio ce l’ho. Vorrei tanto tornare a quella società in cui continuano a raccontarmi – ed ho seri dubbi che sia esistita per davvero – di quanto fosse bello aspettare una telefonata, corteggiare una ragazza senza che dovesse dartela per contratto al secondo appuntamento e in cui, cazzo, che bella che è stata la prima volta che non ti ho baciata.”

“Leggendo Superficie, caro Diego, mi sono sentito io il vero protagonista; un po’ come stare in quei film in cui il disadattato di turno va ogni mattina fuori lo stesso bar ad ascoltare la vita che scorre e vuless mannà a fangul (scusa il francesismo) ogni persona che si illude di sentirsi superiore solo perché spara con un preciso tempo teatrale luoghi comuni alla cazzo di cane. Grazie Diego, nemmeno a questo giro mi hai deluso. A proposito, due domande e ti lascio: da dove è uscita fuori la brillante idea in un libro le frasi trite e ritrite di cui la gente in superficie si riempie la bocca? Ma il mio Amico, (non quello cretino di mio zio) – si mi riferisco proprio a lui – Vicenzo Malinconico, tutt’apposto? È un po’ che non lo sento. Appena puoi, salutamelo affettuosamente.

Con stima profonda”

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