Ha fatto molto scalpore l’intervista rilasciata al Corriere da un’italiana che sta frequentando un master negli Stati Uniti. Queste le sue frasi shock: “Sono costretta a scusarmi perché bianca: a New York devo scusarmi in continuazione per essere bianca, quindi privilegiata e incapace di capire le minoranze etniche. Sono catalogata dalla parte degli oppressori. Passo il mio tempo a camminare sulle uova, a dribblare le regole della cultura woke”.
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Woke, l’esperienza di un’italiana negli Stati Uniti

“Il problema è che ogni cosa è vista nella dialettica oppresso/oppressore” E per ogni cosa questa donna, che ha voluto rimanere anonima (si conoscono solo le iniziali: L.T.), intende davvero qualunque cosa, ogni parola e ogni opinione. Ad esempio, se chiedi a un nero “da dove vieni?” potrebbe essere un’offesa per il suo passato da colonizzato che tu, come colonizzatore, non vedi.
Ecco spiegato, in poche parole, il punto dove ci ha portato la cultura woke. Sì, ma cos’è la cultura woke?
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Woke: l’origine della parola
Woke è una parola non perfettamente traducibile in italiano nel contesto di oggi. Letteralmente significherebbe “risvegliato” (la radice è quella di Wake – woke – Woken, per l’appunto “svegliare” e di “awake”, sveglio) ma in questo caso vuol dire “consapevolw”, cioè consapevole delle discriminazioni subite da parte della polazione per la loro etnia o il loro colore della pelle. La parola ha origine antica, la usavano già gli afro-americani un secolo fa e voleva dire “stare all’erta”.
Poi, dopo quanto accaduto a George Floyd, che ha rappresentato un punto di svolta nella comunicazione del rapporto tra la polizia e gli afroamericani, la parola woke iniziava a indicare chi era sensibile a certe discriminazioni, pur essendo nato dalla parte degli oppressori.
In realtà, con questo significato, la parola non è durata molto né in Italia né negli Stati Uniti. Nel nostro paese, infatti si preferisce parlare di “politicamente corretto” e di “cancel culture”, espressioni che fanno parte di questo contesto.
Woke: l’origine della parola
Più recentemente, però, woke è diventata sempre meno una parola rivendicata dalle persone che teoricamente dovrebbe descrivere, e sempre più usata invece dai loro critici e dai conservatori americani per indicare quella che considerano una pericolosa tendenza della sinistra, dei progressisti e più in generale dei Democratici.
Woke quindi è diventato un termine negativo, usato con l’intento di ridicolizzare e attaccare i movimenti giovanili progressisti, associandoli alle loro espressioni più intransigenti e aggressive, presenti principalmente sui social network. Lo stesso Obama ha criticato l’atteggiamento di chi si sente sempre perennemente woke, :”Non è attivismo. (…) Se tutto quello che fai è lanciare pietre, probabilmente non vai molto lontano. È facile fare così.”































