X Factor 2020: il pubblico in studio indigna l’Italia del web

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X Factor 2020
Dal profilo ufficiale Facebook di X Factor Italia

X Factor 2020 accende i riflettori sulla nuova edizione, ma a divampare è la furia del web. Gli spettatori infatti notano il pubblico in studio, in barba al nuovo Dpcm, e scoppia la polemica. In un clima di rivolte e di indignazione, l’Italia non è mai stata così unita nel rigettare l’ipocrisia e manifestare il dissenso. I social impazziscono: pubblico in studio, ma teatri e cinema chiusi? Pare che il nuovo Dpcm non valga per tutti e gli italiani gridano basta.

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X Factor 2020: quando la televisione non segue le norme imposte ai comuni mortali

X Factor 2020
Dai commenti sulla pagina Facebook di X Factor 2020

Questa sera si è consumato un delitto e la vittima è la cultura, l’arte, gli italiani tutti che continuano a essere presi in giro da coloro che dovrebbero tutelarli, aiutarli, sostenerli.

X Factor 2020 va in onda, i cantanti riscaldano la voce, ma l’urlo più forte parte dai social: Twitter, Facebook, Instagram sono stati presi d’assalto. Commenti crudi e severi:

  • “Immagino che tutti andranno a casa alle 23, il coprifuoco per voi non vale?”
  • “Il Dpcm per X Factor non vale? I teatri chiusi e qua vedo il pubblico?”
  • “Vergogna! Hanno chiuso RISTORANTI, CINEMA, TEATRI e vedo un pubblico con poca distanza e senza mascherina. IPOCRISIA!”

Queste solo alcune delle invettive, e neanche le più severe: i profili social del talent show di Sky sono stati presi d’assalto. Migliaia di utenti che esprimono il loro dissenso verso la violazione delle regole del Dpcm emanato dal premier Conte lo scorso 24 ottobre.

Il decreto è stato un colpo al cuore per teatri e cinema, obbligati alla chiusura forzata. Ma se il pubblico in platea è un pericolo, allora per quale motivo stasera, sugli schermi di tutti, è possibile vedere un pubblico presente in studio?

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Pubblico e “lavoratori di serie B”: X Factor 2020 viene boicottato

X Factor 2020
Dai commenti sulla pagina Facebook di X Factor 2020

L’Italia è stanca, i lavoratori sono disperati e il popolo non ne può più. Questa sera è evidente sotto gli occhi di tutti quanto questo paese sia diviso in due: questa volta non è la differenza tra Nord e Sud, la differenza è tra fasce sociali, categorie, divisione.

Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, così contesta il pubblico. I teatri, i cinema, i centri di cultura sono obbligati a chiudere i loro sipari. I programmi televisivi, invece, possono ospitare il pubblico in studio.

È evidente che la Sky Wifi Arena (dove si svolgono i live di X Factor) non è diversa dalle strutture che il Dpcm Conte ha additato come pericolose.

Il virus ha una preferenza? Non ha un animo elitario? Sogna le luci della ribalta? Tutte sciocchezze, ma il dissenso è forte. Il rispetto per il lavoro è un valore che questo paese ha dimenticato e anche questa sera il nostro popolo è stato calpestato.

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X Factor: lo show prova a difendersi

Alla bufera di commenti taglienti e sprezzanti, la redazione del programma ha voluto tentare una difesa: le persone che sarebbero presenti allo show sono state opportunamente assunte e sottoposte ai protocolli di norma, con mascherine, tampone e distanziamento. X Factor dichiara che il numero degli spettatori non viola alcuna norma delle attuali disposizioni e che il pubblico serve per confortare gli artisti.

I nostri artisti? Gli attori di teatro, i tanti registi, sceneggiatori, costumisti, musicisti che ogni giorno nutrono la nostra cultura tra spettacoli al cinema e al teatro, loro chi li conforta?

Un commento di un utente su Facebook può rispondere per tutti noi:

Il pubblico, per quanto pagato e “testato”, è uno schiaffo all’etica, alla morale e ai sacrifici che fanno la stragrande maggioranza dei lavoratori: non solo in Italia, ma in tutto il mondo

Il Dpcm (art. 12, comma 9, lettera “e”) non concede un pubblico alla cultura; quindi i teatri per restare aperti dovrebbero pagare il pubblico? Ogni giustificazione non resta in piedi, che cada anche la discriminazione per i lavoratori italiani.

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