Xenobot: arrivano i robot viventi fatti di cellule di rana

0
192
xenobot

Si chiamano Xenobot e forse ne sentiremo spesso parlare nel prossimo futuro. Si tratta di robot “viventi” fatti di cellule di origine animale. Il lavoro è stato pubblicato su “PNAS” (Proceedings of the National Academy of Sciences) e potrebbe rivoluzionare diversi campi scientifici. La pubblicazione, avvenuta sulla rivista scientifica statunitense tra le più note a livello internazionale, ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo ed è diventata subito notizia.

Ti consigliamo come approfondimento – Terra: il nostro Pianeta ha una sorella! Lo scoprono due astrofisici napoletani

Xenobot, l’inizio di una nuova “vita robotica”

xenobotGli Xenobot rappresentano un unicum di programmazione e scienza. Sono stati messi a punto da alcuni scienziati dell’Università del Vermont (Stati Uniti). Si tratta di robot, generati dal assemblaggio di alcune cellule staminali di derivazione animale. Sono quindi tra le prime forme di robot “viventi”, poiché le cellule provengono da embrioni di rane.

Questi nuovi robot, con le loro cellule epiteliali e cardiache artificialmente gestite dai ricercatori, hanno diverse abilità. Infatti, possono spostare degli oggetti o sono addirittura capaci di rigenerarsi se tagliati a metà. Gli Xenobot occupano pochi millimetri (parliamo quindi di nanotecnologia) e possono trovare applicazione in moltissimi campi, come quello medico.

Ti consigliamo come approfondimento – Alzheimer, la svolta italiana: scoperta molecola che ne rallenta l’avanzata

Xenobot e nuove soluzioni

antibioticoCitiamo il campo medico poiché questi robot “viventi” potrebbero per esempio servire per viaggiare nelle arterie, ripulendole da placche arteriosclerotiche. Addirittura, se impiegati nel campo della salvaguardia dell’ambiente, potrebbero cercare e individuare agenti inquinanti o contaminanti radio-attivi. Potrebbero, invece, raccogliere le micro-plastiche negli oceani o nei corsi d’acqua dolce.

Gli embrioni utilizzati appartengono al Xenopus laevis, una rana acquatica appartenente alla famiglia delle Pipidae. Per i ricercatori la sfida è stata ardua, perché è difficile imporre a un sistema vivente di attuare comportamenti “esterni”.

Ti consigliamo come approfondimento – Cure personalizzate su bio-stampa 3D: organi-modello per terapie modello

Macchine “biologiche”, dopo le rane si passerà ad altre specie?

xenobotQuesto lavoro potrebbe di fatto sostituire in determinati casi i materiali sintetici. Le cellule e il patrimonio genetico di molte specie, infatti, riuscirebbero dove il sintetico mostra i suoi limiti.

Sono un super-computer, denominato Deep Green, e degli specifici algoritmi a  programmare e determinare le azioni delle cellule degli Xenobot. Tra queste, risultano straordinarie la proprietà di auto-organizzazione e perfino la capacità manipolative dei robot, come ad esempio il trasporto da un punto all’altro di piccoli oggetti. Lo Xenobot riesce a elaborare ed eseguire secondo le previsioni. Il risultato è sicuramente impressionante, perché una nuova creatura organica – nata in laboratorio – ha praticamente preso vita sotto gli occhi degli scienziati. Questo è il primo passo verso la progettazione di macchine sempre più simili, in forma e funzione, a organismi viventi più o meno complessi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here