Coronavirus e il destino dei lavoratori in quarantena e in malattia

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Coronavirus

Il Coronavirus ha cambiato molti aspetti della nostra vita, tra cui il lavoro. L’INPS ha dettato le regole per tutti i lavoratori che svolgono le proprie mansioni in quarantena o in caso di malattia conclamata. Novità in arrivo anche dal Governo per quanto riguarda la Cassa Integrazione.

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Il caso della quarantena fiduciaria

CoronavirusUna circolare dell’INPS chiarisce la posizione dei lavoratori in materia di malattia e contagio durante la pandemia. Chiunque abbia avuto contatti con persone positive al Coronavirus ricorre alla quarantena fiduciaria. In questa situazione, il lavoratore non si reca sul posto di lavoro per svolgere le proprie attività. Tuttavia, può continuare a rendere il servizio in maniera telematica. Dopo un periodo di 10 giorni, come dichiarato dal Comitato Tecnico Scientifico, il lavoratore potrà uscire di casa solo dopo un tampone o test negativo.

Coloro che sono in quarantena precauzionale non hanno diritto alla malattia se lavorano in smart working. In questi casi, infatti, “non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera”. Il lavoratore, in base agli accordi stipulati con il proprio datore, continua ad assicurare il proprio operato, condotto in un’altra modalità. Quindi, non essendoci un’interruzione della prestazione, “non ha luogo la sospensione dell’attività lavorativa con la correlata retribuzione”.

Oltretutto, laddove possibile, è sempre bene incentivare altre modalità di lavoro per prevenire il contagio da Coronavirus. Secondo l’INPS, ciò permette “di assicurare continuità lavorativa e, al tempo steso, di ridurre i rischi per la trasmissione del virus”.

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Positività al Coronavirus e malattia conclamata

CoronavirusPer quanto riguarda il caso di malattia accertata e confermata dalle ASL competenti, il soggetto può accedere alla tutela previdenziale. L’INPS dichiara, a tal proposito, che “in caso di malattia conclamata, il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro”. In questo modo, si avrà “diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno”.

È necessario, allora, parlare di vera e propria malattia conclamata per poter astenersi dal lavoro, anche in modalità telematica. La decisione, che permette alla quarantena di “trasformarsi” in malattia, può essere presa esclusivamente dall’autorità sanitaria, soprattutto in caso di positività al virus.

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La proroga della Cassa Integrazione e i licenziamenti

CoronavirusLe intenzioni del Governo sono quelle di prorogare la Cassa Integrazione al 2021 e di renderla retroattiva all’ultima parte del 2020. Si tratterebbe di una misura probabilmente destinata ai settori più in crisi: turismo e ristorazione. Dovrebbero essere stanziati 5 miliardi di euro per ricoprire le attuali 18 settimane di proroga, agevolando le aziende e riducendo il rischio di licenziamenti.

Inoltre, saranno confermati anche i meccanismi di richiesta della cassa integrazione:

  • Continua a essere gratuita per chi ha perso più del 20% del fatturato come conseguenza della pandemia da Coronavirus;
  • Prevede un contributo del 9% o del 18% rispettivamente per chi ha perso meno del 20% del fatturato o per chi non ha subito perdite.

Per quanto riguarda il blocco dei licenziamenti, che ha come scadenza il 31 dicembre 2020, non vi sarà alcuna proroga.

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